Psiconcologia & cinema: 18 regali

Che significato dai alla vita?

“18 regali” è un film Italiano del 2020 tratto da una storia vera: la storia di una madre e di una figlia che non hanno avuto la possibilità di conoscersi.
Elisa, incinta di pochi mesi, avvertendo dei sintomi non classici della gravidanza, si reca in ospedale per un controllo e le viene rivelato il sospetto di un tumore. In seguito viene confermata la diagnosi di cancro al seno triplo negativo metastatico in stadio avanzato, tumore con prognosi infausta.

Preso atto della diagnosi, la protagonista decide di non procedere immediatamente con l’iter terapeutico prospettato, in quanto avrebbe determinato l’interruzione della gravidanza. Decide piuttosto di voler lasciare un segno della sua esistenza (un’eredità) alla figlia.
Quando sembra tutto perduto la protagonista sceglie di non abbandonarsi alla crisi, ma di “spostare” le sue energie mentali dalla disperazione alla speranza, attraverso un’attività creativa: sceglie per la figlia dei regali che il padre le avrebbe recapitato ogni compleanno fino ai 18 anni. Restituendo così un senso alla propria vita.

La fase pre-diagnostica è un momento di intenso allarme e incertezza. A questa fase solitamente corrisponde una reazione di ansia controllabile attraverso la tendenza dell’essere umano a razionalizzare la situazione durante l’attesa della diagnosi. Quest’ultima rappresenta una fase di crisi, in cui il significato della malattia travolge la vita dell’individuo e della sua famiglia.
Il pattern di risposta più tipico alla diagnosi oncologica è una serie di reazioni emozionali e comportamentali:

  1. fase dello shock: incredulità, anestesia affettiva, angoscia e protesta per l’evento.
    E’ una frattura nel senso di continuità dell’esperienza di sé.
  2. fase di espressione di sintomi emozionali acuti: stati fluttuanti in cui si alternano rabbia, disperazione, angoscia e paura.
  3. fase depressiva: prevale una condizione di demoralizzazione o depressione.
  4. fase della riorganizzazione: si tenta di ristabilire un equilibrio e un riadattamento. Si prova a dare un senso a ciò che è successo e ad accogliere l’esperienza della malattia.

Il tumore appare come un buco nero, un agente sconosciuto che mette a repentaglio la vita.
Ricevere la diagnosi di cancro determina un confronto con i limiti e con la fragilità dell’esistenza che viene minacciata in maniera imprevista. Entrano in crisi le certezze e le sicurezze che si avevano, questi aspetti possono esitare in una perdita di senso e significato della propria vita.
L’impossibilità di procedere con la propria quotidianità spesso comporta una svalorizzazione di sé: le percezioni di impotenza e di perdita del controllo sulla vita infatti determinano dubbi sulla percezione del valore personale.
La speranza di poter vivere un futuro, e che la qualità di questo sia soddisfacente, è compromessa: diventa difficile programmare e bisogna imparare a vivere giorno dopo giorno ponendosi piccoli obiettivi raggiungibili nel breve termine.

Il film citato mostra un esempio di come “La vita ha significato per ogni singolo individuo, e ancor di più, conserva letteralmente questo significato fino all’ultimo respiro.” (Viktor Frankl, Uno psicologo nei lager). Il nostro compito è quindi quello di trovare, o ritrovare, e mantenere questo significato che restituisce valore e importanza alla vita.

Cos’è la Terapia Centrata sul Significato?

Di fronte alla prognosi terminale i pazienti oncologici si confrontano con una crisi esistenziale che comprende: perdita di significato nella vita, perdita di valori e scopi. Può accadere inoltre che a questa crisi si aggiungano sintomi clinici significativi di depressione e ansia.
Nel processo di cura i bisogni psicosociali, emozionali, psicologici e spirituali hanno un forte impatto sulla qualità della vita degli individui.

L’abilità di mantenere o intensificare il significato nella propria vita è centrale nel ritrovare la speranza e uno scopo, migliorando così la qualità della vita e riducendo sintomi di distress e disperazione. In questo contesto si inserisce la “Meaning Centered Psychotherapy” (Psicoterapia centrata sul significato), uno strumento di supporto, frutto del lavoro diretto da W. Breitbart. Presupposto teorico di questa terapia è il pensiero della psicologia e della filosofia esistenzialista, con particolare riferimento al lavoro di Viktor E. Frankl, psichiatra sopravvissuto all’olocausto e autore di “Uno psicologo nei lager”.

“Anche gli aspetti tragici e negativi della vita, come una sofferenza inevitabile, possono essere trasformati in una conquista umana attraverso l’atteggiamento che un uomo adotta verso la sua condizione.” (Viktor Frankl, Uno psicologo nei lager).

I concetti centrali del “significato” nel lavoro di Frankl sono:

  1. La volontà di significato. Creare significati è una caratteristica degli esseri umani ed è una motivazione primaria nel modellare il comportamento.
  2. La vita ha significato. Dal primo all’ultimo respiro la vita di ognuno possiede un significato, se non lo troviamo è perché probabilmente siamo tanto demoralizzati da non riuscire a vedere la possibilità di farne esperienza.
  3. Libertà di volontà. Non abbiamo controllo su molti aspetti della sofferenza (come le limitazioni della patologia e del trattamento), l’ultima libertà che abbiamo è quella di scegliere il nostro atteggiamento nei confronti di questa.

La prima responsabilità che abbiamo è verso noi stessi: aver cura della nostra vita.

Come si fa a trovare del positivo in una malattia che ha un impatto così negativo nella mia vita?
Il segreto è che non bisogna trovare il lato positivo. La Terapia Centrata sul Significato ha un approccio individualizzato, non viene imposta nessuna teoria positiva della vita, l’obiettivo principale è: esplorare, dalla prospettiva individuale, la possibilità di significato personale.
Attraverso la combinazione di componenti didattiche ed esperienziali si viene sostenuti nella comprensione delle fonti di significato nelle proprie vite, al fine di utilizzarle come risorse per mantenere un significato, uno scopo, una speranza.
Questo approccio aiuta il processo di riconoscimento dei potenziali che si possono mettere in atto in futuro nonostante la malattia. Il concetto di limite, legato alla malattia, è utilizzato infatti per promuovere un percorso di individuazione dei valori esistenziali che permettano di recuperare il senso di completezza, significato e continuità attribuiti alla vita che si è vissuta, che si sta vivendo e a quello che si spera di lasciare.

Le fonti di significato esplorate durante la terapia sono quattro:

  1. Fonti storiche di significato: il significato si trova entro un personale contesto storico, attraversa passato, presente e futuro.
  2. Fonti di significato attitudinale: come ci comportiamo e affrontiamo le limitazioni della vita.
  3. Fonti di significato creative: vivere la vita al suo massimo potenziale, attraverso un coinvolgimento attivo nel lavoro, nella famiglia, nella comunità.
  4. Fonti di significato esperienziale: tutto ciò di cui facciamo esperienza attraverso i sensi, una connessione con la vita tramite le relazioni, la bellezza della natura o dell’arte, l’umorismo.

Nel corso della terapia vengono esplorate diverse tematiche. Mi sembra rilevante in primo luogo l’identità, in particolare sul modo in cui la diagnosi può aver influito sulla percezione della propria identità. Una frequente considerazione che si trova negli studi effettuati per verificare la validità di questa terapia è che, in seguito alla riflessione, buona parte dei pazienti si rende conto del fatto che la loro struttura interna non ha effettivamente subito cambiamenti: sono sempre le stesse persone, i cambiamenti infatti sono situazionali. Proviamo a vedere un esempio:

Prima della diagnosi Dopo la diagnosi
Gentile Gentile
Umile Umile
Permaloso Permaloso
Ecc. Ecc.

Questo è un punto importante su cui soffermarsi: comprendere che la nostra identità resta invariata permette di recuperare coscienza del valore personale percepito che era stato messo in bilico dalla malattia, ritrovando centralità e controllo sulla propria vita.
Un’ulteriore riflessione viene condotta sulla storia della vita dell’individuo, facendo luce sulle “fonti storiche di significato”. Si esplora il concetto di vita come eredità e relazione di continuità tra passato, presente e futuro. L’attenzione è posta su ciò che di significativo c’è stato e c’è nella vita della persona con l’obiettivo di individuare la testimonianza che si desidera lasciare di sé.
Viene poi esaminato l’atteggiamento con cui l’individuo si relaziona alle limitazioni imposte dalla vita. Ci si focalizza sul tema della libertà di scelta (suggerito da Frankl come “volontà di libertà”), secondo cui di fronte ad accadimenti che possono limitare la libertà personale, ciò che si mantiene è la libertà di scegliere la modalità con cui questi avvenimenti saranno vissuti.
Si analizzano le fonti di significato (come ad esempio gli affetti) che permettono una riconnessione alla propria vita e si delinea un progetto di eredità e speranze per il futuro. La speranza è una tematica che rinforza il senso di valore della vita, anche nelle fasi avanzate di malattia.

I temi e gli esercizi proposti durante la terapia sono utilizzati come stimolo per individuare gli aspetti che danno significato alla vita dei pazienti, ed hanno lo scopo di stimolare la creatività e la costruzione di un progetto di eredità che rappresenta il punto di arrivo del percorso.

Diverse ricerche hanno coinvolto la Terapia Centrata sul Significato evidenziando come questa si sia rivelata efficace nell’alleviare sentimenti di disperazione, nel gestire il disagio psicologico associato alla malattia e nel migliorare la qualità della vita (e il benessere spirituale) nei pazienti con cancro in fase avanzata e terminale.

 

Bibliografia


Meaning-Centered Psychotherapy: A Form of Psychotherapy for Patients With Cancer. W. Breitbart
Uno psicologo nei lager. V. Frankl
Manuale pratico di Psiconcologia. L. Grassi; A. Costantini; M. Biondi.

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