Il primo passo
nella terapia
Ogni cosa facciamo siamo dentro uno spazio: fisico e mentale.
Lo spazio analitico è uno di questi.
Parlo di spazio e non di luogo perché può essere: fisico (la stanza d’analisi)
e metafisico (oggi è sempre più presente il colloquio online).
Quotidianamente siamo immersi “in” qualcosa: in un pensiero, in un luogo, in una relazione, in un vissuto.
«Il luogo delle preoccupazioni psicoanalitiche fin dall’inizio ha riguardato una topografia interiore e le dinamiche delle regioni, figure e forze, ricordi e sentimenti, flussi e complessi, tutti immaginati come interni, interiori, dentro a, all’interno di. Specialmente i sentimenti: sono tenuti dentro e poi vengono portati fuori. Sono all’interno, in profondità, e si susseguono senza interruzione, come il ritmo e il risvolto interiore, riflessivo, del comportamento esterno.» J. Hillman
Ritengo che la bellezza, e allo stesso tempo la complessità, dell’analisi sia quanto esprime Hillman sui sentimenti: “sono tenuti dentro e poi vengono portati fuori”. Quando decidiamo di intraprendere un percorso analitico mettiamo in conto che ci sarà un disvelamento del nostro interno. Tuttavia raramente consideriamo quanto questa operazione possa rivelarsi complessa, e se questa nostra parte interiore (intima) sia disponibile al disvelamento. Nella cultura del “tutto e subito” questa operazione è faticosa: richiede pazienza e soprattutto chiede di andare contro il tempo esterno rispettando invece il tempo interno.
Lo spazio analitico è quindi un contenitore entro cui inserire ogni vissuto e ogni immaginario. È uno spazio sicuro, protettivo, che accoglie e preserva. Così come per le case: prima si innalzano e si rendono sicuri i muri esterni, poi si può lavorare sull’interno. Il lavoro è:
- generare un contenitore sicuro,
- rendere l’interno “abitabile”: abile a tenere insieme gli opposti,
- portare l’abilità all’esterno, nel mondo.
Per approfondire:
Per concludere
- lo spazio analitico è fondamentale per far emergere vissuti e contenuti interni che altrimenti rimarrebbero nell’ombra.
- lo spazio analitico è l’immersione in una riflessione: che questa avvenga nella stanza del terapeuta oppure davanti al computer.
- ciò che non deve mancare è la possibilità di terapeuta e paziente di immergersi “IN”, quindi nella psiche.
Lo spazio mentale è da ricercare in noi stessi ed è l’elemento centrale per la riflessione su di sé.