Psiconcologia & cinema: Il meglio deve ancora venire

Cosa facciamo del nostro tempo?
“Il meglio deve ancora venire” è la storia di due amici di lunga data: Arthur e César.
A causa di un equivoco Arthur scopre che il suo amico ha una patologia oncologica polmonare e solamente 6 mesi di vita. Nel tentativo di comunicarlo a César, quest’ultimo inizia invece a credere che sia Arthur ad avere una malattia terminale. In nome della forte amicizia che li lega, entrambi vogliono essere presenti nel momento del bisogno e, nel cercare di rendere nuovamente dinamici e significativi gli ultimi mesi di vita, ognuno tenta di realizzare i sogni dell’altro. I protagonisti scrivono una personale lista di desideri e decidono di realizzarli insieme a turno, fino ad arrivare ai più profondi bisogni: César di ricongiungimento con il padre da cui si è allontanato da piccolo e Arthur di ritrovare l’amore.
Con una buona dose di umorismo questo film affronta la tragicità di uno tra i temi centrali in oncologia: il tempo che resta da vivere e la riscoperta di sé.
La diagnosi di una patologia oncologica è sempre seguita da una crisi esistenziale. Il confronto con la mortalità ha inizio al momento della diagnosi terminale, quando ci si rende conto che la propria esistenza è minacciata. Spesso, a seguito della diagnosi, i pazienti descrivono la consapevolezza di avere un tempo limitato e conseguono una nuova prospettiva sulla propria vita. Tra le sfide esistenziali che caratterizzano questo momento c’è la ridefinizione dell’esistenza in relazione al corpo, al tempo, alle altre persone e alla morte.
Relazione con il Corpo. I cambiamenti fisici dovuti alla malattia e alle terapie possono essere causa di sensazioni di perdita di controllo, perdita di dignità e perdita di identità. I pazienti si descrivono come “prigionieri del proprio corpo”, in quanto la malattia limita la loro pregressa quotidianità.
Relazione con il tempo. La diagnosi terminale sconvolge l’esperienza del tempo nel presente, nel passato e nel futuro. Si ripensa alle paure e alle speranze alla luce di un futuro incerto, i rimpianti e sensi di colpa per gli eventi del passato, e la ricerca di significato e scopo in un tenue presente.
Relazione con gli altri. I pazienti con cancro avanzato possono sperimentare un crescente senso di dipendenza e perdita di autonomia che sfida la loro dignità, integrità e identità, e può portare alla paura di essere un peso per gli altri.
Relazione con la morte. I temi includono paure, speranze e sentimenti di incertezza che circondano la morte, così come la ricerca di significato e l’incertezza di ciò che avverrà dopo la morte.
“Le componenti esistenziali (spazio, tempo, corporeità e relazionalità) descrivono il modo in cui sperimentiamo noi stessi e il mondo.” (Van Manen)
La difficoltà a far fronte con la nostra esistenza e identità alle sfide relative alla relazione con il corpo, con il tempo e con gli altri, comporta una “sofferenza esistenziale”. Quando occorrono delle sfide esistenziali mettiamo in atto strategie per affrontarle, queste vengono chiamate “stili di coping” e includono: l’uso dell’umorismo, l’accettazione, la ricerca del sostegno di familiari e amici, e infine il focus sul qui ed ora.
Qual è, quindi, un modo sano per affrontare le sfide esistenziali?
Riformulare l’esperienza esistenziale attraverso la ricerca di un significato.
La salute esistenziale deriva da una nuova consapevolezza di integrità: avviene una crescita, un nuovo apprezzamento della vita quotidiana, un nuovo significato, un senso di maggiore connettività con gli altri e infine, un maggiore benessere.
Come sfruttare al massimo il proprio tempo?
Il tempo è una risorsa alla base del flusso di esperienze, struttura la quotidianità e si può dire che “misura” la vita delle persone.
Ogni momento della nostra vita mostra ciò che Heidegger chiama “estasi temporale”:
- il davanti a sé manifesta il futuro;
- il già presente nel mondo manifesta il passato;
- l’essere accanto manifesta la presente attualizzazione degli altri due momenti.
Ogni esperienza vissuta è sempre in tutte e tre le dimensioni temporali.
L’essere umano può esistere solo attraverso la forma del tempo e solo attraverso la sua storia (Heidegger, in questo senso, condivide con Jung la prospettiva della centralità della storicità del soggetto).
“l’unità estetica della temporalità è disturbata in maniera devastante dall’esperienza del trauma emotivo”(Stolorow). Le esperienze di trauma si “congelano” in un eterno presente in cui si rimane intrappolati, o a cui si è condannati a tornare a pensare perennemente attraverso parole o altri accadimenti della vita.
Dove c’è un trauma, il passato diventa presente e il futuro perde ogni significato se non la ripetizione infinita del trauma.
Cosa succede nella nostra mente?
Il 10 settembre mi è stato diagnosticato un tumore (evento traumatico), già l’11 settembre è diventato il mio passato. E’ assolutamente vero che questo è un tipo di evento che da quando accade accompagna l’individuo: diventa il perpetuo presente. Da questo momento inizio a pensare al futuro in funzione del trauma passato. In questo modo resto “congelato” in questo accadimento e mi è molto difficile continuare a pensare alla mia vita senza l’“ombra” del tumore.
Il mondo delle persone traumatizzate è un baratro profondo in cui prende forma un senso angosciato di allontanamento e solitudine.
La “qualità della vita” è un costrutto che ha assunto sempre più importanza nel campo dell’oncologia ed è definita come l’effetto della malattia sul benessere fisico, psicologico e sociale percepito dal paziente. Attraverso test psicodiagnostici, lo studio di K. M. Trevino et al. ha valutato il pensiero dell’aspettativa di vita del paziente da parte dei familiari e del paziente stesso in relazione alla qualità della vita. L’articolo citato mostra come stime pessimistiche dell’aspettativa di vita siano associate ad una peggiore qualità della vita esistenziale del paziente e ad una peggiore qualità della vita emozionale del caregiver.
La qualità della vita esistenziale è definita come “la percezione dello scopo, del significato nella vita, e la capacità di crescita personale e di trascendenza” (K. M. Trevino et al.). Diversi fattori hanno un impatto sulla qualità della vita del paziente e dei familiari, tra questi la stima dell’aspettativa di vita è particolarmente rilevante. Quindi, valutando la stima dell’aspettativa di vita del paziente si può provvedere ad un supporto psicosociale che migliora la qualità della vita ed ha un impatto positivo sulle cure. I pazienti che percepiscono come limitata la loro aspettativa di vita hanno una più chiara visione della natura terminale della loro malattia e questa consapevolezza può condurli alla riflessione sul significato e scopo della loro vita. Interventi come “Meaning Centered Psychotherapy” e “Dignity Therapy” hanno mostrato di riuscire a migliorare il benessere spirituale ed esistenziale della qualità della vita dei pazienti.
Cosa posso fare per continuare a vivere il mio presente e non restare “fermo” nel trauma?
Percepire un tempo limitato è associato a minori livelli di soddisfazione per la vita e maggiori vissuti depressivi. Tuttavia, non è scontato che sapere di avere più tempo renda le persone più felici. Spesso immersi nella vita quotidiana abbiamo la tendenza a rimandare, mentre invece essere messi davanti a un limite di tempo può permettere di riscoprire ciò che è davvero importante nel presente.
Concentrarsi sul tempo che si ha a disposizione fa sì che diventiamo più riflessivi, questo ci porta ad assumere comportamenti allineati con il nostro “Io ideale”.
Rendersi conto di quanto si può realizzare con il tempo a disposizione comporta generalmente la percezione di avere più tempo. “Un giorno” sembra poco tempo perché nella nostra mente lo confrontiamo senza accorgercene con un mese (30 giorni), un anno (365 giorni). Ma cosa succede se imparo a concentrarmi e riflettere su un tempo più ristretto? Un giorno comprende 24 ore, poniamo che 8 ore dormo, 3 ore mangio, mi restano nella giornata 13 ore. Non sembra già di avere più tempo a disposizione?
Percepire di avere abbondanza di tempo, può condurci a percepirlo come scontato: tipicamente chi vede come ampio il tempo futuro trae meno felicità dalle esperienze ordinarie della vita quotidiana, a differenza di chi vede il tempo limitato. Ad esempio, i giovani percepiscono il loro tempo come illimitato e ciò richiede più alti livelli di eccitazione per farli sentire davvero felici, mentre gli anziani, più consapevoli del loro limitato numero di anni rimasti, sono più inclini a riconoscere il momento presente e trovare la felicità nella quotidianità.
Ancora più importante della quantità di tempo è la qualità: come le persone trascorrono il loro tempo. Un consolidato corpo di lavori ha messo in luce come il tempo dedicato alle esperienze (una vacanza, un pasto fuori, un concerto) è foriero di maggiore felicità. Le esperienze suscitano emozioni più intense. Per di più, queste vivono nei nostri ricordi e possono essere rivisitate attraverso fotografie o racconti. La cosa più importante da notare è che spesso le esperienze sono condivise con altre persone, e grande quantità della felicità deriva dalla connessione interpersonale.
Il tempo che trascorriamo con gli altri è spesso la parte più felice della giornata e le esperienze condivise producono una maggiore felicità rispetto a quelle solitarie. Le relazioni sociali profonde sono essenziali per la salute, ma anche brevi conoscenze possono generare sentimenti di connessione e felicità.
Che si tratti di attività individuali o di una combinazione di attività che riempiono le ore, i giorni e le vite delle persone, la ricerca mette in luce l’importanza della libertà degli individui di scegliere come spendere il proprio tempo. Scegliere intenzionalmente comporta dedicare più tempo ad attività che generano felicità.
Si può concludere che rivolgendo l’attenzione al tempo come risorsa preziosa, possiamo scegliere in maniera intenzionale come trascorrerlo, creando così ore, giorni e vite più felici e significative.
BIBLIOGRAFIA
Existential experience in adults with advanced cancer: A concept analysis. – E. C. Tarbi et al.
How much time is left? Associations between estimations of patient life expectancy and quality of life in patients and caregivers. – K. M. Trevino et al.
It’s time for happiness. – C. Mogilner
World, time and anxiety. Heidegger’s existential analytic and psychiatry. – F. Brencio